L’architetto Bernardo Buontalenti, grande amico di Torquato Tasso che  gravitava nell’orbita della corte di Cosimo I de’ Medici a Firenze completò gli Uffizi, progettò il Casinò Mediceo, costruì la celebre villa di Pratolino e disegnò fortificazioni per numerose città toscane, tra cui la fortezza del Belvedere a Firenze. Creò meravigliosi vasi in pietra dura e cristallo e lavorò alla produzione di una ceramica che voleva identica alla porcellana orientale. Nel frattempo realizzava apparati scenografici e complessi congegni semoventi che “sparavano” fuochi d’artificio per i festini e banchetti organizzati dai Medici. Tant’è che venne soprannominato Bernardo delle girandole.

Buontalenti era attratto da tutto ciò che era materia, organica e inorganica. Si sbizzarriva anche in cucina e, in particolare, lo incuriosivano le novità. Anche il sorbetto. I Medici lo incaricarono, in occasione dell’arrivo di un’ambasceria dalla Spagna, di organizzare festini sontuosi, tali da “far rimanere come tanti babbei gli stranieri, e spagnoli per giunta”.

Buontalenti si mise all’opera e possiamo immaginare strade e piazze inghirlandate, illuminate da migliaia di torce accese e, a sprazzi, da stupefacenti fuochi artificiali. Ma la parte più importante delle feste era quella dedicata ai banchetti, veri e propri tripudi di abbondanza e creatività.
Proporre nei servizi di credenza monumentali dolci freddi era già in uso fin dai tempi di Ruggeri, ma Bernardo Buontalenti intervenne sul sapore e la composizione del sorbetto, operando la prima grande trasformazione della storia del gelato.

Sperimentò una nuova miscela da gelare, a base di latte, miele, tuorlo d’uovo e un tocco di vino, e presentò dolci ghiacciati che superavano, come gusto e composizione, quelli del passato. Nascevano infatti la crema all’uovo e lo zabaione. L’intervento di Buontalenti rivoluzionò la storia del gelato: da quel momento tutto si poteva gelare, anche le materie grasse come il latte e le uova. E proprio grazie al latte e alle uova il sapore del dolce freddo diventava improvvisamente rotondo, vellutato: una carezza per il palato più esigente. Solo il Rinascimento italiano, e fiorentino in particolare, con quel clima culturale così unico, ha potuto produrre una tale meraviglia.

 

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